“The Flower, echi dalla valle” di Enrico Palumbo

Questo componimento, volutamente scritto in italiano e in inglese, rappresenta una mia personale visione dell’era della controcultura, del rock, degli anni 60 e 70, anni ricchi di contraddizioni ma così indiscutibilmente intensi.
Si intitola “The Flower”, elemento significativo di quella scia di eventi e di cambiamento culturale.
Parco Lambro, isola di Wight, Woodstock… soltanto alcuni nomi dei luoghi più rappresentativi di quei magici anni. Woodstock, 1969, una folla soprattutto composta da giovani si precipita in una vallata nei pressi di un’area rurale nello stato di New York.
E’ il primo grande festival di musica, ricco, strabordante di ideali e di ideologie. Decine di artisti si esibiranno in una cornice quasi bucolica.
Lungi da me il voler idealizzare, o trasformare quegli anni in una sorta di età dell’oro. L’eredità lasciataci, è tangibile si, ma l’abbiamo davvero saputa assimilare e sfruttare?
Ed è proprio su quella valle, in quei giorni così opulenta di giovani ed entusiasti spiriti, che voglio focalizzare l’attenzione, sull’atmosfera, sui racconti, sulle emozioni.
Non posso che posizionare la mia mente di moderno, di classe 97, lì, in mezzo, tra l’erba ormai alta, e immaginare, concentrarmi soltanto su alcuni aspetti, significativi, cercando anche di superare i confini di quella valle, di arrivare alla Strada, così fondamentale. Constatando però, che quel braciere della fratellanza è ormai spento, e a pensarci bene forse, hanno gettato l’acqua sul fuoco fin troppo presto.

The Flower

La valle è rimasta vuota,
la brezza soffia sui pini.
In mezzo alle frasche si insinua
delicato il vento di spossatezza.
La valle è rimasta vuota
dal colle scorgo un campo di grano,
le spighe
gialle
sono persone alla mia vista.
E Il braciere della fratellanza…
la luce della luna illumina i suoi carboni spenti.
E i residui dei tempi passati
hanno concimato,
una nuova generazione è nata,
dimentica del passato
delle arti dei padri.
Ma non farti prendere dalla malinconia
guarda avanti,
trasforma questo maledetto oro in fango.

And the Flower left the valley.
He will return.
And the Flower left us alone
One day he will return.

E le chitarre
rosse,
e le batterie.
E i Precision Bass e i Rhodes.
E il Leslie, i Marshall, rete d’oro.
Dove sono finiti?
E Jimi e gli aeroplani di Jeff
e i Who, i Doors, e Janis.
Ehi baby illumina il mio fuoco.
I fermenti della rivoluzione
ascendono dalla terra alle nuvole.
Un respiro, un soffio in faccia,
una nube di fumo che s’esaurisce nella notte.
Una tenda, un sacco a pelo,
pretesa di libertà.
È tempo d’estate, di pezzi di cuore.
Il Buddha torna col sole.

And the Flower goes on a van,
and the van is like home.
And your home is the road,
and the valley is your garden.

E I Ventisette un giorno torneranno
Il suono nella valle tornerà.
E quella chitarra rossa
dal fango la vedrai sollevarsi.
E la terra sotto i piedi vacilla,
si apre, vedi le fiamme dell’inferno.
Ma la valle ti protegge, non preoccuparti,
la sua musica è come una barriera.
Ti protegge con il suo soffio.

And the flames won’t touch you,
your skin is fireproof.
And the flames now are dancing.
The Flower has returned with us.

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