“Pop x – quando il nosense fa l’amore con la musica” di Enrico Palumbo

11 settembre 2018

Pop x. Cos’è, un genere? La solita roba pop con influenze indie e trap? Mi rispondono più o meno così gli amici, quando racconto loro l’esperienza folle di un live del genere, o quando consiglio loro qualche brano di questa nuova follia. E io devo spiegare loro di che si tratta, ad alcuni piace, ad altri per niente. E forse sono proprio così questi pazzi, questi pop x, o si amano, o si odiano.

Ma andiamo per gradi, conoscevo già questa realtà musicale, avevo ascoltato qualche pezzo e li avevo trovati abbastanza interessanti, poi accade che qualche giorno prima del concerto trovo l’evento su facebook, e allora non ci penso due volte. Raduno due amici che ascoltano questa roba, e andiamo.
Non voglio parlare della storia di questo collettivo, nato a Trento più o meno nel 2004. Basta andare sul web e leggere le numerose interviste , oppure se siete particolarmente pigri, andare su Wikipedia. Voglio piuttosto concentrarmi sul live, a cui ho avuto modo di assistere (ndr da spettatore) a Palermo, l’1 settembre in occasione del Beat Full Festival.
Davide Panizza. È il fondatore del gruppo. Su questo non c’è dubbio, la sua postazione è infatti al centro del palco, posso notare che una tastiera e un processore di effetti costituiscono il suo setup. Alla sua destra c’è colui il quale rende un live dei pop x un live dei pop x, alla chitarra midi Luca Babic, figura assolutamente surreale e istrionica che riprenderò in seguito. Sulla sinistra troviamo Matteo Domenichelli al basso, arrivato da poco nel gruppo, ma la sua abilità musicale si riconosce subito, Niccolò Di Gregorio alla batteria, che suona con una mano e con l’altra regge il bicchiere, e Ilaria Boba Ciampolini, anche lei giunta da poco, alla tastiera di supporto. Questi sono i membri che si esibiscono dal vivo, almeno per ora. I pop x infatti seguono la regola del “chi c’è suona”, è più volte si sono avvicendati altri membri, l’unico stabile è sempre stato il Panizza.
Lo spazio esterno messo a disposizione si trova all’interno dei Cantieri Culturali alla Zisa, vero e proprio tempio palermitano della sperimentazione artistica. C’è un pubblico abbastanza consistente composto per lo più da ventenni (sembra che siamo i principali ascoltatori del Collettivo), alcuni probabilmente si trovano lì semplicemente per curiosità, o perché portati da amici. Probabilmente una cospicua parte neanche immagina ciò a cui sta per assistere, crede forse di trovarsi davanti ad una comune band elettronica.

Sin dall’inizio si comprende che loro sono diversi, che questi pop x sono diversi dalle altre realtà musicali. Anarchia è la parola d’ordine. I brani dal vivo sono resi in maniera psichedelica e a volte martellante, molti spettatori ballano, altri sono poco convinti e si dirigono verso il bar per bere qualcosa, ma sono una minoranza. La maggior parte sembra quasi stregata dallo spettacolo che ha davanti ai propri occhi. Verso la prima metà del concerto l’assetto da gruppo “convenzionale” inizia a venir meno. La furia dadaista e sregolata si accinge ad uscire dalla gabbia. Il Babic toglie la camicia e resta a torso nudo, mentre continua a suonare la sua chitarra illuminata di una luce iridescente. Il loro repertorio è suddiviso in circa tre album, oltre ad una raccolta, anche se sono innumerevoli i pezzi pubblicati nei primi anni di attività. Brani che hanno nomi come, Froci della Nike, Canto di Bolzaneto, Secchio, Morti dietro, Litfiga, Drogata schifosa, Sparami…
La non convenzionalitá della band è visibile agli occhi di tutti: durante il live parlano spesso, interagiscono tra loro, sul palco bevono o fumano. A prima vista potrebbe sembrare un sintomo di scarsa organizzazione, in realtà ci si accorge poi che fa tutto parte del gioco. Improvvisazioni di synth ed effetti altamente psichedelici riportano quasi a certi echi di performance d’avanguardia anni settanta, dove musica ed happening divenivano un tutt’uno. E la voce del Panizza processata con l’autotune è una costante. Si, happening. Perché è proprio questo che ho davanti agli occhi. La situazione infatti “degenera” progressivamente. Il Babic, posata la sua chitarra midi e rimasto soltanto con un costume da bagno, scende dal palco, si esibisce in diverse movenze per poi risalire e continuare sul palco . Anche gli altri iniziano a correre e ballare, in maniera più o meno convulsa. La dimensione palco è vissuta in questo modo dal gruppo, ed è secondo me la loro stessa essenza, ma non è mai volgare o sguaiata, è surreale, è nosense, è travolgente, non lascia indifferenti insomma. Forse catartica, liberatoria. Lascia allucinati, è come un trip. Impossibile non lasciarsi travolgere dal sound, che risulta costituito da componenti dance ed elettronica, ma con testi che potremmo collocare nella sfera indie, anche se pop x non è facile collocarlo in generi specifici. Pop x è un genere nuovo, creato da loro stessi, l’unico in cui si può collocarli.

Ormai sul palco regna il delirio più totale, Panizza da frontman continua a suonare, ma è praticamente l’unico. Il resto del gruppo si esibisce in uno spettacolo mai visto prima. Su youtube ci sono alcuni video di live precedenti, e mi rendo conto che, quello che sto vedendo a Palermo, è addirittura una versione assai depurata dalle follie di altre date. Invito chi sta leggendo questo articolo a documentarsi.
A un certo punto, sento un ragazzo vicino a me commentare con un “ecco il chitarrista che fine ha fatto”. Effettivamente del chitarrista si vedono soltanto le gambe, lui è disteso sul palco e le muove a mezz’aria. Il “concerto” si conclude con la esplosiva “Tanja”, un brano dei pop x dei primi anni remixato da Gabry Ponte. E’ un pezzo estremamente ballabile, con un testo interessante e un videoclip che lo è ancora di più. A concerto terminato si sente qualche voce che invoca il bis. Ma i pop x hanno terminato. Il sotto palco si riempie per l’imminente dj set di un famoso dj palermitano. I membri del collettivo appaiono furtivamente vicino alle transenne adiacenti al palco, mentre i tecnici portano via i gloriosi strumenti.

Come dicevo prima, o li si odia, o li si ama, non c’è via di mezzo secondo me. Una cosa però è certa. Pur nella loro totale mancanza di serietà e compostezza (almeno sul palco), che può non piacere a tutti, i pop x portano inevitabilmente una ventata di aria fresca allo scenario della musica italiana. I pop x ci insegnano che dal nulla si può arrivare a girare l’Italia in tour, ci fanno capire che la dimensione live è fondamentale, come lo è anche rendere coinvolto lo spettatore. Un happening buffonesco e scanzonato si, ma che cela sicuramente una ricerca artistica non indifferente. Davide Panizza è un musicista eclettico e dinamico, ha creato un sound tutto suo. La loro musica riesce ad andar bene sia per una serata in discoteca, che per un ascolto attento che riesca a cogliere anche la dimensione più profonda dei testi pregnanti di temi sociali importanti, senza cadere nella banalità. La coesione del gruppo è poi determinante per la riuscita della dimensione live. Si spera che i pop x continuino con la loro musica, con le loro idee fuori dal comune, con la loro esplosività, rimanendo spontanei e semplici, come lo sono adesso. Senza cadere nel vortice del successo e del denaro, che spesso affligge molti artisti. Perché ci piacciono così, folli e sfrontati, distributori non automatici di Musica per Noi.

 

 

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