“Oscurità di cenere” di Tanya Torriuolo, una recensione di Enrico Palumbo

24 settembre 2018

Ho scoperto questo romanzo per caso. O meglio ho scoperto l’autrice per caso. Su un gruppo di scrittori emergenti aveva inserito un post in cui cercava un blog per recensire il suo romanzo da poco uscito. Incuriosito chiedo ulteriori informazioni, e dopo qualche ora eccomi intento a sfogliare le pagine di questo intrigante quanto enigmatico romanzo. Tanya Torriuolo è l’autrice, come si può dedurre dal romanzo e dal suo blog, che invito a visitare, è un’appassionata di paranormale e letteratura horror. La scorrevolezza è un dono di questo libro, ma è non per niente data dalla banalità, che magari potremmo riscontrare in un qualunque romanzo rosa, ma da un saper gestire in maniera vincente personaggi e situazioni. Spicca soprattutto una marcata caratterizzazione dei personaggi, che permette quasi al lettore di immedesimarsi nella loro interiorità. Anche la narrazione è particolarmente curata, ci si può facilmente insinuare all’interno delle vicende, si può viverle, ed osservarle muoversi come se si trattasse di una serie TV o di un film. E’ un romanzo estremamente cinematografico, ed è pervaso da un certo realismo, a tratti anche più crudo. Sette amici sui vent’anni, legati da una profonda e duratura amicizia, decidono di prendersi una settimana di vacanza lontano da casa. E’ un tranquillo inizio, non lascia presagire assolutamente nulla. Anche se non in maniera assoluta, le vicende sono vissute dal punto di vista della protagonista, Rose. In realtà talvolta il punto di vista viene spostato anche agli altri protagonisti. E’ come però, se le vicende fossero viste da un occhio onniscente esterno alla casa e ai personaggi.

Si può scegliere di leggerlo tutto d’un fiato, o diluirlo in più giorni, sicuramente la seconda opzione è più coinvolgente. Proverete senz’altro empatia, solidarizzerete quasi con i personaggi, come se fossero davvero vostri amici. La trama potrebbe sembrare il solito racconto che parla di una casa infestata ma non è affatto così. L’autrice infatti ha saputo inserire un tratto distintivo, ha saputo personalizzare e rendere coinvolgente l’intreccio e le sensazioni vissute dai personaggi. Il finale poi è inaspettato e di grande effetto.

Il paesaggio è un elemento determinante nel romanzo, molto ben riuscite le descrizioni; la desolazione ed il degrado dei luoghi, trasmette una sensazione di inquietudine che rimane anche una volta terminata la lettura. I dintorni della Casa, la stazione di servizio, il paese limitrofo, la strada, riescono a calare il lettore nella situazione e nell’atmosfera. Ci fanno pensare agli spazi sterminati degli Stati Uniti, ad una certa malinconia e desolazione. La stazione di servizio ad esempio, potrebbe essere vista come una sorta di limite oltre il quale c’è soltanto follia e terrore, quasi la fine della quotidianità e della normalità costituita dalla vita di ogni giorno.

La Casa, voglio considerarla un’entità che vive di vita propria, può essere vista come un enorme campo magnetico che attrae a se tutto ciò che vi si avvicina. E’ particolarmente tetra, ma è viva, ha un’anima, ha quasi dei sentimenti, un carattere. E’ la manifestazione dei vecchi proprietari, che compaiono nella storia sotto forma di fantasmi. Ed il libro misterioso trovato da uno dei ragazzi alla stazione di servizio, non è altro che una sua creazione, la casa è ancora abitata, non si sa da chi, ma vive. Ed è in grado di alterare le menti, di distruggere rapporti di amicizia, di portare alla follia chiunque abbia ignorato la misteriosa profezia del libro. La componente paranormale e sovrannaturale viene trattata senza troppi fronzoli, la casa ad esempio non presenta tunnel sotterranei, passaggi segreti, chissà quale fantasticheria: è una normale casa, una villa, questo aumenta il tasso di mistero e rende il contesto molto più inquietante. A tutti noi sarà infatti capitato di visitare o soggiornare case abbandonate, magari in qualche paesino semideserto. E ci sarà magari venuto in mente qualche pensierino paranormale, beh questa casa potrebbe benissimo appartenere all’esempio che ho citato. E poi c’è il giardino. Il cui protagonista indiscusso è il bizzarro Levrier, personaggio molto significativo, ma sul quale non voglio

anticipare nulla. Questo giardino che circonda l’intera casa, quasi come un guardiano che con le sue siepi abbraccia l’intero mistero. Del resto è un topos letterario che contiene diversi significati. Vuole nascondere qualcosa? Scoraggiare il visitatore curioso? I suoi meandri sono quasi di difficile esplorazione, è anche più grande di come potrebbe sembrare. Ma il luogo più orrido sembra essere la piscina, piena com’è di acqua sporca, lurida, di marciume, risalente a chissà quale periodo felice della vita della Casa e dei suoi proprietari. Un vero e proprio contenitore di tempi andati ormai in putrefazione. Aumentiamo il coinvolgimento provando ad immaginarci dentro quella piscina, catapultati dal caldo della nostra stanza lì dentro, magari in un tetro pomeriggio invernale, e dal bordo scorgere il disagio interiore che comunica una casa ricoperta di grigio vecchiume e delle siepi, che sembrano catturarci. Angoscia. Inquietudine. Si, paura.

È un romanzo gradevole ed appassionante, persino per chi non è un lettore abituale di horror e paranormale. E’ pronto a stupire fino alla fine e a trasportarvi all’interno della storia, risultando quindi poco scontato, a differenza di molta letteratura horror.

Bisogna appuntare che alcuni passaggi possono apparire al lettori poco chiari o insensati.. Perché ad esempio, seppur consci della natura pericolosa e paranormale della casa, i ragazzi non chiedono aiuto o non fuggono sin dai primi segni del maleficio? Potrebbe sembrare si, difficile da comprendere perchè irreale, ma è facile capirne il motivo. Potremmo immaginare la casa come una sorta di virus che pian piano si insinua nelle menti di coloro i quali la occupano. Sviluppandosi, questo virus-incantesimo, inibisce la capacità di pensare ed agire responsabilmente, alcuni di loro vengono colpiti, altri rimangono più o meno indenni. Poteva forse essere esplicato e ricordato al lettore più spesso, ma in fondo questo celare e non rivelare, conserva anche un suo fascino. Si tratta di un romanzo di esordio, è un errore tollerabile, che comunque non danneggia l’immagine totale del libro, che resta interessante e consigliabile. Sottolineo nuovamente che è una storia di indole cinematografica, ed una trasposizione sul grande schermo sarebbe senz’altro interessante e ricca di estetica. Così come sarebbe interessante leggere un prequel, che parli magari del passato della Casa. Se dunque in un rigido pomeriggio invernale, non vi va di ipnotizzarvi davanti ad una serie tv e siete stanchi di studiare per il prossimo esame, ma avete voglia di emozioni vere “nero su bianco”, lasciatevi catturare da Oscurità di cenere, di Tanya Torriuolo, e appassionatevi, lasciatevi coinvolgere, abbiate paura e perchè no, commuovetevi. Viva la lettura e viva il profumo della carta stampata!

Date un occhiata ai social di Tanya a questi indirizzi!

Blog: https://tanyatorriuolo.blogspot.com/

Twitter: https://twitter.com/TanyaTo_Autrice

Instagram: https://www.instagram.com/il_paranormal_secondo_tanya_t/

Facebook: https://www.facebook.com/TanyaTorriuoloauthor/

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