“Ágætis Byrjun: una carezzevole ondata di inquietudine” di Federica Zerauto

Dal blu di Prussia al pervinca.

Dal muschio scuro al verde pino.

Dal grigio antracite al rosa cipria.

WhatsApp Image 2018-10-22 at 15.37.40

Avec cette palette descriverei non tanto il patrimonio paesaggistico islandese, ma la distorta, utopica e dinamica atmosfera che prende forma nella mente di chiunque intenda ascoltare Ágætis Byrjun, album pubblicato nel 1999 dal gruppo post-rock Sigur Rós.

Il titolo dell’opera si traduce in “buon inizio” ed in effetti a suggerire un sentimento di rinascita è proprio la voce delicata o, per meglio dire, bianca di Jón Þór Birgisson, cantante della band. I toni eterei di Jónsi vengono, dunque, cullati da una melodia onirica, alle volte melanconica e, per giunta, spesso intramezzata da dissonanze cacofoniche, da rumori, da un sound “noise”.

Sono proprio le dicotomie tra armonia e caos, chiaro e scuro, vita e morte a fare da chiave di volta all’interno dell’album. E ciò lo si nota sin dall’Intro, dove un angelico coro di voci sembra venir disturbato da frequenze estranee. Finché queste ultime non prendono totalmente piede a metà traccia, suscitando da un momento all’altro all’ascoltatore la sensazione di essere stati catapultati e sepolti a cento metri sotto la superficie dell’acqua. Finora il processo di rinascita è giunto solo agli inizi e quindi la sua descrizione, man mano sempre più dettagliata, prosegue nelle tracce successive.

Così il secondo pezzo, Svefn-g-englar, affronta il tema principale dell’album partendo dal suo falso opposto: la morte. In pieno accordo con la religiosità orfico-misterica, vita e morte si alternano ciclicamente. In tal senso, il neonato ancora in grembo è prigioniero, nonché sepolto, all’interno dell’utero della madre. Egli intende liberarsi dalle catene che lì lo trattengono, ma non appena ad avvolgerlo non è più l’oscurità a cui era abituato emette dei vagiti, segno della sua difficoltà ad adattarsi al mondo esterno, dove non può ancora esercitare quell’autosufficienza che solo il passare del tempo, forse, potrà garantirgli.

Intanto si susseguono altre sei tracce, alcune delle quali trattano di favolosi incontri con esseri della mitologia norrena (ad esempio, con gli elfi), altre della totale immersione nell’incontaminata ed avvolgente natura nordica. Quest’ultima è la protagonista indiscussa di Ágætis Byrjun: infatti, quasi rievocando un sentimento puramente romantico, i compositori dell’album inducono gli ascoltatori a restaurare un contatto tangibile con inesplorati paesaggi, accoglienti o ostili, reali o fittizi che siano. Il tutto è senza dubbio funzionale all’acquisizione della piena libertà che evidentemente, sia in punto di morte che di nascita, non è mai appartenuta all’uomo, sempre teso a dipendere da altro o a farsi prigioniero di sé.

Giunti quasi alla conclusione, il nono pezzo, omonimo all’album, descrive le sensazioni felici di una band consapevole di essere riuscita nel suo intento, ovvero quello di sperimentare nel migliore dei modi tutto ciò che il gruppo aveva intenzione di esprimere sin dal suo esordio.

Ed infine, ad accompagnare il sipario è Avalon, traccia interamente strumentale dalle tonalità lente, cupe e profonde, che sembra ricordare la fatica e gli sforzi con cui la “rinascita”, di cui tanto si è parlato, è avvenuta. Oppure, ricorrendo al tema sopracitato della ciclicità del tempo, si potrebbe concordare sul fatto che tale testo musicale non preannunci altro se non il declino precipitoso che segue l’entusiasmo di chi ha appena raggiunto un traguardo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: