“Dialogo sull’azione” di Kevin Manuel Rubino

Un ragazzo si trova sdraiato con la schiena poggiata sul tronco di un ulivo, intento a sgranocchiare pistacchi. Davanti a lui scorre il limpido Oreto. Un conoscente gli si avvicina, lo saluta, si sdraia accanto a lui e iniziano a parlare.

«Ma chi te lo fa fare?»

«Hai presente quel sentimento di angoscia che ti prende quando pensi che non stai vivendo a fondo la tua vita? Ecco, questo. Mi ero rotto i coglioni di dire “devo studiare”, poi ho capito che nella vita ogni esperienza è importante per la crescita intellettuale e personale. Si tratta di sentirsi vivo: se studiassi solamente quanto apprendo all’università probabilmente sarei affranto e morto»

«E se non ce la fai coi tempi?»

«Quando sarai sul letto di morte, ad una veneranda età, o se nella peggiore della ipotesi la morte ti colpisse all’improvviso, saranno i “e se non ce la faccio?” o i “ce l’ho fatta!” a farti affermare di aver vissuto felice? Un uomo non può dirsi felice se non al termine della sua vita: durante il tragitto è un fiume che scorre, a tratti lento, a tratti rapido, a tratti impetuoso. La destinazione è la medesima, ma il tragitto differente»

«Ma non hai paura di farti del male?»

«No, finché il mio corpo sta bene. Certo, è anche vero che è una strada difficile: incontrerai tante persone malsane, false, maleducate, ipocrite. D’altronde tu sai come si traduce “attore” in greco antico. Non c’è peggior male di sentirsi arrivati artisticamente, sentirsi esperti. Che grave errore… l’umiltà prima di tutto. Tuttavia incontrerai gente fantastica, educata, desiderosa di mettersi in gioco. Hai inoltre la possibilità di sperimentare, creare nuove forme, nuove idee. Usare la fantascienza, se ti garba»

«La fantascienza?»

«Sì, perché no? Chi te lo impedisce? Nessuno. Se voglio usare la fantascienza in quello che scrivo, sono libero di farlo. La libertà di scegliere di fare quello che si vuole essere e di essere quello che si vuole fare»

«Che significa?»

«Probabilmente nulla, ma credo che abbia a che fare con la pienezza della vita. Come quando i ragazzi che mi contattano decidono liberamente di lavorare: nessuno li paga attualmente, decidono di loro sponte di mettersi in gioco. Loro sono coraggiosi, sono vivi, sono liberi. Decidono responsabilmente e sono liberi.»

«Pensi che io possa farcela?»

«Io penso di sì, ma sei tu che devi guardarti dentro e decidere se ce la puoi fare. Il nostro limite siamo noi stessi: ma bisogna superarsi. Sai, la PFM ha scritto una canzone intitolata Si può fare, che in un verso dice “prova una volta a inventarti una rock and roll band”. Ecco, al posto di rock and roll band metti qualunque cosa tu voglia fare e magicamente si potrà fare. Ascolta questa canzone, è un inno all’azione!»

«La risposta a tutto questo discorso qual è?»

«L’uomo. La risposta è sempre l’uomo»

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