“deltarune – Il ritorno di Toby Fox” di Emanuele Gattuso

“Sapere che un giorno potrai giocare a un altro gioco di Tobyfox con questo brano… ti riempie di DETERMINAZIONE.”

Uscito proprio qualche giorno fa, il primo capitolo di Deltarune segna il ritorno di Toby Fox dopo l’opera di culto che l’ha reso celebre in tutto il mondo: Undertale. Forse alcuni tra voi si staranno chiedendo: “Chi è Toby Fox?”, “Cos’è Undertale?”, “Perché è così famoso?” o “Dove sono finiti gli spaghetti che avevo in testa?”. Allora, cominciamo.

Era la fine dell’estate del 2015 e Undertale, dopo un’incredibile campagna di crowdfunding, approda finalmente online, pronto ad essere acquistato da milioni di utenti. Supportato dal motto “Il gioco di ruolo in cui non sei costretto a distruggere nessuno”, Undertale si presentava sia come un mix di giochi del passato (quali Earthbound, la saga di Shin Megami Tensei e via discorrendo…), sia come un’esperienza del tutto nuova sotto alcuni aspetti, capace di parlare al giocatore attraverso un sistema di gioco in cui gli incontri con i mostri “nemici” non devono necessariamente prevedere uno scontro fisico, ma, anzi, possono essere un’occasione per parlare con questi ultimi, capirli e aiutarli a risolvere i loro problemi grazie alla propria DETERMINAZIONE.
Perché dobbiamo per forza combattere e “allontanarci” da chi abbiamo di fronte, quando possiamo provare a demolire quel muro e parlare?

Grazie a questa importante meccanica e grazie alle per lo più geniali interazioni con i personaggi che incontreremo nel corso della nostra avventura, Undertale è riuscito a uscire dalla nicchia dei videogiochi indipendenti e a comunicare a un pubblico piuttosto ampio, riuscendo a fare ciò che molti giochi ad alto budget non riescono a  fare. A rendere ancora più incredibile questa favola è il fatto che lo sviluppo del gioco, le sue musiche, la sua sceneggiatura e praticamente tutto il resto (tranne la realizzazione di alcune illustrazioni in pixel art) sono da attribuire a un’unica persona, Toby Fox, giovane game designer (classe 1991), capace di scherzare e di rimaneggiare certi luoghi comuni del videogioco o della cultura di internet e renderli adatti alla narrazione e alla metanarrazione del suo progetto.

“It was a LEGEND of HOPE.”

“It was a LEGEND of DREAMS”

Arriva un po’ a sorpresa in queste settimane la demo, o meglio, il primo capitolo giocabile, di Deltarune, secondo progetto di questo giovane creatore e ciò non poteva non smuovere un’enorme fetta di giocatori appassionati di Undertale che subito si sono precipitati per scaricare l’inizio di questa nuova avventura, presentata in modo particolare da Toby Fox.

Bastano pochi attimi di gioco per fare qualche riflessione. La prima sicuramente riguarda il nome del file eseguibile da installare per poter giocare da pc, “SURVEY_PROGRAM”, cioè “programma di indagine/sondaggio”. Perché questo nome? È davvero un sondaggio per raccogliere il feedback dei giocatori come suggerisce l’autore in un suo tweet o anche questa scelta c’è un qualche significato metanarrativo? Per rispondere a questa domanda, conviene fare un altro passo indietro e analizzare uno degli elementi alla base del gameplay di Undertale, ossia la possibilità di scegliere come approcciarsi al mondo di gioco, l’Underground in cui vivono i mostri, i quali possono diventare nostri fedeli compagni o venire sterminati,  in quanto estremamente deboli rispetto a un essere umano. Qualunque sia la nostra scelta, il gioco ci sottolinea l’impossibilità di portare a termine il nostro obiettivo senza la nostra DETERMINAZIONE, concetto che poi abbraccia diversi significati: possiamo quindi essere determinati nel cercare di resistere agli attacchi nemici per cercare di aiutarli o comprenderli, oppure possiamo essere determinati in quanto giocatori nel fare ripartire il gioco ad ogni game over per raggiungere il risultato atteso. In breve, ciò che Undertale voleva trasmetterci è che con la nostra DETERMINAZIONE ogni ostacolo poteva essere superato, riconoscendo ufficialmente al videogiocatore tutti i benefici di cui quest’ultimo dispone. Ma in Deltarune ciò non sembra essere possibile, anzi, è proprio il gioco a ricordarti in più occasioni che questa volta le tue scelte saranno inutili, a partire dalla creazione del nostro avatar che viene subito scartato non appena inseriamo il nostro nome, dall’impossibilità di uccidere i mostri e da quel “SURVEY_PROGRAM” che tanto un sondaggio non sembra, visto che questa volta non ci saranno finali alternativi che dipendono dalle nostre scelte, a detta di Toby Fox. Tutto ciò ovviamente non è da sottovalutare considerata la natura di Deltarune, un’opera che sembra essere indirizzata prevalentemente a chi ha già giocato Undertale e quindi a coloro che in un primo momento si aspettano sicuramente, oltre a un’ovvia evoluzione rispetto al primo capitolo, anche delle trovate narrative e di gameplay nello stile di Toby Fox.

La seconda riflessione immediata che il gioco ci porta a fare, e che si ricollega a ciò appena detto, è il fatto di vedere un alternarsi di elementi inediti e di elementi presi da Undertale, ma rimescolati, come un mazzo di carte: personaggi già conosciuti in contesti completamente diversi da quelli in cui li avevamo visti nel gioco precedente, anagrammi dei nomi di alcuni mostri e dello stesso titolo del gioco, che altro non è se non, appunto, un anagramma della parola “Undertale”. Per quanto Toby Fox abbia affermato che questo nuovo mondo è collocato in un universo alternativo rispetto all’originale, è impossibile per i fan non fare congetture circa la natura di questo mondo e i misteri ancora non risolti di Undertale (“Entry Number Seventeen”), che riemergono grazie a sottili indizi sparsi in Deltarune. Tutto ciò per sottolineare ancora il target di pubblico principale di questa nuova avventura.

Allo stesso tempo, questo primo capitolo mostra già delle corpose evoluzioni e aggiunte rispetto al capitolo originale, sia dal punto di vista di gameplay che estetico. L’atmosfera e lo stile artistico questa volta sono più coerenti tra loro, le animazioni sono notevolmente migliorate, il ritmo di gioco si presenta già più concitato rispetto ad Undertale, che soffriva di sezioni di gioco parecchio lente e stucchevoli. Come se ciò non bastasse per un videogame di questo tipo, Toby Fox ha ulteriormente evoluto le meccaniche negli scontri con i nemici: questa volta non più in prima persona (forse anche per creare una minore empatia con il mostro di fronte a noi?), ma con una visuale laterale – in stile Final Fantasy per intenderci – che ci permette di ammirare ancora una volta la cura con cui sono state realizzate le animazioni dei nostri personaggi. Sì, al plurale: questa volta non combatteremo da soli, ma in squadra.

L’efficacia di questi miglioramenti è subito evidente, ma a questo punto la domanda sorge spontanea: riuscirà Deltarune a eguagliare o addirittura superare la qualità e il successo di Undertale? È chiaro che questa domanda frulla nella testa di Toby Fox e la sua ricerca per la prima volta di un team di sviluppo per poter velocizzare i tempi di produzione indicano certamente un grande amore nei confronti del suo prodotto, ma forse anche una maggiore necessità di rispondere a delle responsabilità di cui l’ormai milionario creatore di Undertale vuole farsi carico a causa del successo ottenuto in passato.

Emergono probabilmente le prime paure che ogni creativo ha nei confronti del tentativo di ricreare il successo di una sua opera precedente di grande successo. Riuscirà a soddisfare le aspettative del pubblico? Riuscirà a soddisfare le mie aspettative? Forse sono solo stato fortunato la prima volta e tutto quel successo non dipendeva da me, ma da tutta una serie di fattori esterni? Quanto influiranno le necessità di migliorarsi e di avvicinarsi a certi standard qualitativi sul mio prodotto? Perderò la mia spontaneità creativa? Riuscirò a non dimenticare come tutto è nato? (Forse, in fondo è quello che sto pensando anche io mentre pubblico questo mio secondo articolo…)

Undertale d’altronde è cresciuto e venuto fuori dopo anni di tentativi e concettualizzazione, perciò, nonostante le buone premesse e l’impegno dimostrato da Toby Fox in questi due anni per cercare di affinare le meccaniche degli incontri di questo nuovo capitolo, resta da capire se in Deltarune questa ricerca di un’evoluzione del comparto tecnico, porterà a una perdita degli elementi più simbolici che avevano caratterizzato, dal mio punto di vista, più di ogni altra cosa l’opera. È impossibile non citare l’empatia, la dolcezza, l’intimità, i richiami diretti al videogiocatore, le tinte horror di alcune sequenze, il messaggio alla base di Undertale. Deltarune si presenterà come un semplice compitino? Come qualcosa che sicuramente riscuoterà un successo enorme, ma con dei picchi di geniale autorialità sparsi qua e là? Riuscirà quindi Deltarune a sorprenderci come fece un tempo Undertale? Ho piena fiducia in Toby Fox, ma ovviamente solo potendo giocare al prodotto completo, tra chissà quanto tempo, potremo rispondere a queste domande. Nel frattempo rimaniamo così, tra tanti SOGNI e la SPERANZA di poter rivivere un’esperienza come quella di Undertale.

Non dimenticare, Toby.

“Don’t forget, I’m with you in the dark.”

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