“Intervista – Atti Pubblici In Luogo Osceno” di Enrico Palumbo

Luminarie di Natale appese sul muro del salotto,
“il Vecchio e il Mare” mi sussurra d’andar via:
un pendolo che oscilla tra la noia e l’agonia,
una pila di Se messa di lato a tenermi compagnia.

C’è una vecchia boutique alla fine della strada,
uno zingaro all’ingresso mi mostra
tutto il tempo perso a fissare la finestra,
tutto il tempo perso a cercare una risposta.

Non importa dove, quando e chi io sia,
un Idiota che si è perso nel mondo.

Queste parole potrebbero risuonare come echi provenienti dagli anni ’70 per chi conosce la musica rock di quel periodo, ma le cose non stanno così: quelli riportati sono i primi versi del brano “La Boutique degli Inermi”, contenuto all’interno dell’EP “In Fondo Vedo il Niente Assoluto” degli Atti Pubblici in Luogo Osceno, giovane band siciliana che abbiamo avuto il piacere di intervistare presso la biblioteca del Teatro Mediterraneo Occupato. Tra riferimenti letterari, complessi arrangiamenti e tanta voglia di rendere appetibile un genere che ha tanti richiami al progressive rock degli anni ’70, saranno riusciti a imprimere la propria anima nelle note di questo loro primo EP? Scopriamo cosa hanno da dirci nella seguente chiacchierata.

Si ringraziano Cesare Caccetta e Nicole Patanè per il supporto durante l’intervista.

DSCF1445 (2)

Presentatevi, parlateci un po’ della storia del vostro gruppo e delle vostre passate esperienze. Come lavorate durante la fase di composizione in generale e durante la realizzazione di “In fondo vedo il niente assoluto”, il vostro primo EP?

Gli “Atti Pubblici in Luogo Osceno” nascono nel dicembre 2014 e il gruppo è attualmente composto da Antonio Tralongo (voce), Gioacchino D’amico (chitarra), Alessandro Siragusa (tastiere), Gabriele Lo Iacono (basso) e Giuseppe D’amico (batteria). In quel momento la nostra idea era quella di dare vita a un progetto con influenze demenziali e nonsense, riprendendo ad esempio lo stile di Elio e le Storie Tese; questo progetto è poi fallito, o meglio si è evoluto in un certo senso verso qualcosa che possiamo definire più maturo, continuando comunque a non prenderci troppo sul serio, anche durante la fase di composizione creativa. All’interno della nostra band tutti possono proporre un testo o una melodia, non sentiamo di avere un leader vero e proprio, ognuno può proporre e apportare il proprio contributo allo stile e ai contenuti della nostra musica. Dal giro di partenza di tastiera o di chitarra ad un consiglio per un testo, la composizione è un processo che vede coinvolti tutti. Per quanto riguarda l’EP, tre dei quattro testi sono stati scritti dal tastierista Alessandro, con la partecipazione di Gioacchino e hanno un’impronta filosofico-morale, quasi narcisista. Antonio, il nostro cantante, si è invece occupato della stesura del testo di “Salò”.

Quali sono le vostre influenze musicali?

Il prog inglese degli anni ’70 è la nostra maggiore fonte di ispirazione e il punto di partenza compositivo, insieme ovviamente al prog italiano; gruppi nostrani come gli Area, soprattutto in brani come “L’Elefante Bianco” o “Gioia e Rivoluzione”, o il Banco del Mutuo Soccorso sono stati tra i nostri principali riferimenti in Italia. Poi ovviamente ci sono tante influenze provenienti dai più svariati generi, dalla bossa nova al jazz fino al metal, e questo lo potrete scoprire ascoltando qualsiasi brano del nostro EP. Ma del resto è un po’ come scoprire l’acqua calda: il prog non è altro che pura contaminazione.

Per quanto riguarda le influenze non musicali invece?

Ci sono alcune citazioni letterarie: viene ad esempio citato “Il Vecchio e il Mare” e “Cent’Anni di Solitudine” di Garcia Márquez, così come anche nel brano “La Boutique degli Inermi”, dove viene citato lo zingaro Melquìades del suddetto romanzo. Ma le citazioni e gli omaggi sono presenti anche nello stesso titolo della traccia “Salò”, chiaro riferimento all’opera cinematografica di Pier Paolo Pasolini. Anche in “Quando è già finito” i due amanti scoprono il ghiaccio, così come in Cent’anni di Solitudine.

Come pensate di innovare e riprendere un genere che a detta di molti ha gia dato tutto?

Ci piacerebbe che il nostro genere, che è una rivisitazione del rock progressivo, venisse più definito un indie “alternativo”, con le dovute precisazioni riguardo il significato di indie: noi siamo indie perchè non siamo prodotti da nessuno, e il nostro intento è quello di portare un genere storicamente elevato e ormai di nicchia come il progressive verso vette più accessibili al grande pubblico, senza però intaccarne l’elevatezza formale e stilistica. Potremmo definirlo un tentativo di rivisitazione del genere che utilizza un linguaggio certamente più attuale, per quanto possibile. Volendo utilizzare una metafora, possiamo dire che, come in una piramide, alla base c’è il progressive rock, ma nelle sezioni successive potete trovare e scoprire tante contaminazioni provenienti da altri generi. Ad esempio Gabriele, il bassista del gruppo, ascolta molta musica anni ottanta, e questo si manifesta poi nella fase compositiva, soprattutto nella ritmica; Alessandro ascolta parecchio prog, sia quello vecchia scuola, che il neoprogressive, degno successore del suo antenato. Stiamo poi cercando di risultare più appetibili all’ascolto e più in linea con il panorama musicale odierno servendoci dell’elettronica, elemento presente nella maggior parte delle produzioni dei giorni nostri. La nostra musica fa ampio utilizzo infatti di sintetizzatori e di effettistica per chitarra e basso.

Pensate che il prog possa avere un ruolo nel panorama musicale odierno?

Certamente! Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo, noi siamo convinti che il prog debba avere un ruolo rilevante, oggi più che mai, in una società che diventa sempre più intellettualmente povera. E’ triste dirlo, ma ogni società ha la musica che merita e la povertà culturale del pubblico medio odierno tende a rendere il prog ancora più di nicchia. Il progressive è figlio del suo tempo, figlio dell’epoca a cavallo tra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta, ed è anche per questo che non ha la stessa rilevanza ai giorni d’oggi, date le profonde differenze della società attuale. Vediamo quasi una funzione educativa nel prog: in un mondo dominato dalla frenesia e dalla dilagante fame di tempo, il prog invita a staccare per qualche minuto ed a prendersela comoda, ascoltando brani che possono raggiungere anche i venti minuti. Per questo, noi come gruppo stiamo cercando di effettuare un lavoro di limatura del suddetto genere, nel tentativo di aprirci anche ad un pubblico più vasto, senza rimanere catalogati nell’etichetta del progressive classico.

Qual è stata la reazione del pubblico al vostro EP?

E’ stata sicuramente eterogenea, alcuni ci trovano fantastici, altri fanno fatica ad ascoltare i nostri brani, ci trovano poco digeribili. Nel progressive e nel nostro EP si richiede uno sforzo che oggi può risultare più complesso, ci vuole senz’altro una maggiore concentrazione. Ascoltare brani che durano dieci minuti o più, o comunque più dei canonici tre/quattro di un brano mainstream, non è facile nell’era del digitale, in cui siamo abituati a scegliere il brano che più ci aggrada, a “saltare” quelli che non ci ispirano, o a portare avanti un brano se in quel momento ci sta annoiando. Con il vinile questo non era consentito, se non con chirurgici spostamenti della puntina. Ci hanno detto però che la nostra musica rende meglio dal vivo, piuttosto che in studio, anche per il maggiore coinvolgimento che riusciamo a creare. A tal proposito è bello pensare che il miglior ascolto non solo per il prog ma per tutta la musica sia proprio quello che avviene dal vivo, in quanto rappresenta un momento di comunione tra appassionati e novizi.

Nella scelta del vostro setup, vi siete serviti di suoni che richiamassero le sonorità degli anni d’oro del prog, magari facendo uso di emulatori o di strumenti analogici?

Per le tastiere ci siamo serviti di emulatori del Minimoog e del Prophet 5, oltre che di moderni plug-in. Abbiamo utilizzato invece uno strumento analogico, l’ARP Odyssey, in “Venivo da Sinistra” per ricreare i rumori di fondo. Utilizzare uno strumento come l’Odyssey è stata un’esperienza particolare per via della complessità dello strumento, che richiede sicuramente un certo studio della macchina, venendo però poi ripagati dall’utilizzo uno strumento con una timbrica fuori dal comune. I suoni d’organo sono invece realizzati con una Roland VK-8.

In che modo la società ha influenzato il vostro modo di fare musica?

Il vivere in questa società e il rapportarsi con essa è per noi la maggiore fonte di ispirazione per la stesura dei nostri testi e secondo noi non esiste forma d’arte che non sia connessa in qualche modo con la società in cui l’artista vive. I nostri testi raccontano ciò che vede ogni giorno un ragazzo siciliano come noi tra i venti e i trent’anni. Allo stesso tempo, un testo come “Salò” presenta delle sfumature socio-politiche, con riferimenti al marxismo, ed è molto critico nei confronti della società dei consumi e in particolar modo nei confronti dell’idea di fare musica con scopo quasi esclusivamente di guadagno. Salò è inoltre stato ispirato al decreto Minniti. Gli altri tre testi sono invece stati scritti da Alessandro. “La Boutique degli Inermi” e “Venivo da Sinistra” sono accomunati dalla prospettiva che spesso nasce in molti ragazzi siciliani al giorno d’oggi: il sentirsi spaesato, il non sapere dove andare e soprattutto cosa vuole la società da te. La società ti dà qualcosa e tu devi ricambiare in qualche modo, devi renderle qualcosa. Il punto è proprio questo, cosa vuole da me la società? Cosa ricavo dalla società? Ne “La boutique degli Inermi” viene analizzato il contributo che ognuno offre e lascia alla società, in “Venivo da Sinistra” invece si parla di cosa la società offre all’individuo. Non è mai uno scambio equo quello tra società e individuo, e quest’ultimo probabilmente non raggiunge mai la felicità. E’ necessario che il singolo e la società abbiano un legame, ma è il modo in cui questo legame avviene che è sbagliato. La “Boutique degli inermi” e “Venivo da Sinistra” devono dunque essere visti in maniera speculare. “Quando è già finito” è invece il pezzo più leggero all’ascolto. Si differenzia dagli altri brani perché è una canzone d’amore, almeno in superficie, anche se, leggendo tra le righe, si possono cogliere diversi spunti di riflessione più profondi… ma per questi rimandiamo all’ascolto del brano.

Come si è svolta la produzione dell’EP? Esiste un leitmotif che connette tutti i brani?

La lavorazione dell’EP inizia nell’estate del 2017, durante un periodo che abbiamo chiamato affettuosamente di clausura. In quel periodo sono state scritti due brani, più una parte di un terzo. C’è da dire però che il brano di cui andiamo più fieri è stato scritto fuori dal quel periodo: stiamo parlando de “la Boutique degli Inermi”. Ed è proprio a partire da quest’ultimo pezzo che vogliamo ispirarci in futuro per le modalità di composizione dei nostri brani. “Venivo da Sinistra” invece la consideriamo quasi un’esagerazione, si distacca molto dagli altri pezzi per stile compositivo e forma. Non esiste un vero e proprio leitmotif che unisce i diversi brani dell’EP, così come non esiste una connessione con altri pezzi presenti sul nostro canale Youtube.

Cosa pensate del panorama musicale odierno a livello cittadino ed a livello internazionale?

Crediamo che non esista una vera e propria scena musicale palermitana, purtroppo quasi nessuno incoraggia la formazione di nuove band e la produzione di inediti, e i locali stessi spesso si rifiutano di far suonare band che non portano cover. C’è qualcosa di interessante nel panorama musicale internazionale, ci viene ad esempio in mente di menzionare il duo composto da Sean Lennon, figlio del celebre musicista inglese, e da Les Claypool. Purtroppo a pochi oggi viene in mente di scoprire nuova musica: pochi utenti, per dire, secondo noi, vanno su Spotify e ascoltano la classifica settimanale delle novità o perdono effettivamente tempo a cercare nuovi artisti da ascoltare a fondo. In Italia poi, dove il rap viene considerato un genere moderno, quasi una novità del momento, mentre invece è un genere esistente da decenni, è difficile poter parlare di novità musicali e di nuove produzioni interessanti. Ma l’industria musicale punta solamente a creare un prodotto che possa risultare allettante all’ascoltatore medio. Si potrebbero fare diversi esempi nel panorama mainstream della musica italiana di oggi e un effetto di ciò è che la musica italiana sta subendo un declino anche fuori dai confini nazionali. Al contrario degli anni ‘70 ad esempio, dove la nostra musica aveva una qualità estremamente elevata e poteva permettersi di approdare anche all’estero attraverso gruppi come gli Area e la PFM, conosciuti fino in Giappone. Per risolvere tutto ciò, probabilmente sarebbero necessari una serie di incentivi e manovre volte alla promozione dei giovani artisti, per incoraggiare quindi chiunque decida di vivere di musica.

Qual è il futuro del vostro gruppo? Avete qualche serata in cui vi esibirete da segnalarci?

Ad aprile faremo qualche serata a Palermo. Il 5 Aprile saremo al ModCafè, mentre il 20 di Aprile saremo alla Taverna Bukowski. Tra l’altro proporremo durante le nostre serate proprio i brani che fanno parte del nostro EP “In Fondo Vedo il Niente Assoluto”. Sicuramente in futuro arriveranno brani nuovi e successivamente nuove serate. Del resto amiamo fare questo, e speriamo che la gente apprezzerà.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: