Recensione Avengers Endgame – La chiusura dell’Infinito

A cura di Lorenzo Giancana e Cesare Caccetta
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Dopo undici anni di peripezie cinematografiche, è con questo film che viene a concludersi quella che può essere tranquillamente definita la saga supereroistica più incisiva che il grande schermo abbia mai conosciuto: un lavoro lungo che ha accompagnato più generazioni nella composizione di un puzzle complesso, che tra alti e bassi raggiunge il suo massimo splendore in questo epilogo dai toni forti; un film che trova la sua potenza nella carica emotiva che suscita allo spettatore che a lungo ha aspettato questo momento.
Una premessa importante va fatta fin da subito: non riteniamo sia possibile commentare questo film senza tenere in considerazione il capitolo precedente, Infinity War, al quale Endgame si riallaccia quasi istantaneamente, proseguendone la trama lasciata in sospeso con quel brillante cliffhanger. Se vogliamo, tutto Endgame può essere tranquillamente definito come un Infinity War Parte 2. Non a caso, infatti, l’incipit di questo ultimo capitolo va a chiudere subito tutte le parentesi lasciate aperte da Infinity War, dando invero allo spettatore una sensazione di momentaneo smarrimento, e ponendo le basi per un nuovo inizio della vicenda. Ma non c’è da preoccuparsi, perché il film si prende subito il tempo necessario a raccontare una lunga prima parte, necessaria per quelle che saranno le evoluzioni importanti sia nella trama che nella caratterizzazione dei personaggi durante le due ore successive. È in questa fase che viene concepita la missione finale, il tentativo coraggioso e disperato di rimettere le cose a posto dopo gli sconvolgimenti creati da Thanos; un tentativo che però lascia il fianco a dubbi e incertezze da parte dei protagonisti, così sapientemente trasformati da eroi impavidi a fallaci esseri umani, dopo gli eventi tragici e traumatici di Infinity War. È dunque con grande pathos e partecipazione che seguiamo i supereroi sopravvissuti allo sterminio nella loro lotta contro il tempo (letteralmente), in un’avventura che ripercorre la lunga storia che li ha portati fino a questo punto (non senza qualche sbavatura) e che adesso trova la sua conclusione. La narrazione prosegue a ritmo serrato fino a raggiungere la resa dei conti, dove speranza e imprevisti convergono in uno scontro epico che rappresenta la fine del ciclo, la testa che si ricongiunge alla coda e che mette al loro posto tutti i tasselli che antecedentemente erano stati predisposti; il tutto raccontato da una regia chiara, magistrale, che si focalizza molto su dettagli e chicche sparse. Non mancano i colpi di scena, le numerose sequenze d’azione, i momenti di forte commozione, tutte cose rese al meglio da una scrittura intelligente e da un’interpretazione convincente da parte di tutti gli attori. Certo, l’osservatore attento non potrà fare a meno di notare alcune incongruenze qua e là; una scelta forse infelice nel mancato approfondimento e/o sulla resa a schermo di alcuni personaggi, cosa dettata magari dalla vista dei rari momenti all’interno della pellicola nei quali alcune scene appaiono parzialmente forzate o relativamente frettolose. Sono difetti tutto sommato accettabili e a tratti trascurabili, se si considera la difficoltà nel gestire l’apparato di un film corale così notevole, nel quale l’interazione fra i numerosissimi eroi è sicuramente uno dei punti di forza. Più che soddisfacente l’epilogo, lungo quel tanto che basta per rendere onore alla fine della storia di alcuni eroi che non vedremo più, ma dei quali non si potrà assolutamente dire che abbiano avuto una conclusione immeritevole.
Per quel che riguarda il lato tecnico, c’è poco da recriminare al lavoro assolutamente lodevole svolto dei fratelli Russo, i quali avevano già dato prova della loro abilità registica in passato, e che qui hanno certamente mantenuto lo standard raggiunto con Infinty War. Film quest’ultimo (ci teniamo a precisare) che nel complesso rimane insuperato, avendo letteralmente rivoluzionato l’idea di Blockbuster supereroistico. Ma a questo Endgame non serviva né l’innovazione, né l’imprevedibilità, né tantomeno un ritmo simile a quello del suo predecessore: ogni macrofase è perfettamente studiata per sfociare sempre più impetuosamente nella successiva, e per quello che questa “chiusura dell’Infinito” doveva essere, si è rivelata al massimo delle proprie migliori aspettative. Non mancano le perle seminate con cura dal duo registico, che ha reso il film sì godibile per il grande pubblico, ma si premura anche di premiare con dovizia i fan più fedeli del Marvel Cinematic Universe.
Superba la musica di Alan Silvesti, che torna a mettere la sua firma nell’epilogo dell’epopea che ha contribuito a realizzare: ogni scena è accompagnata da sonorità sempre adatte all’emozione che si vuole trasmettere, e se è vero che il cinema è un insieme di arti che compongono il tutto, qui emerge con forza quanto la musica ne sia un elemento fondamentale.
Un importante cenno va fatto anche alla fotografia e agli effetti speciali, i quali possiamo dire con certezza che abbiano toccato nuove vette di fotorealismo in questa pellicola, senza però trascurare di rendere spettacolare e affascinante la composizione di uno sfondo dai colori fantasy. Se consideriamo poi che il tutto si coniuga senza eccessive forzature visive, bisogna rendere merito all’ottimo lavoro svolto in tal senso.
Presente il breve (e probabilmente ultimo) cameo dell’ex patron Marvel, Stan Lee: al momento Endgame è l’unico film di questo grande progetto da lui capitanato ad essere esente di scena post credits, sostituita da una chicca finale e soprattutto da un omaggio doveroso allo straordinario cast. Un’antitesi insolita, per chi è stato abituato in questi undici lunghi anni a non lasciare la sala fino all’accensione delle luci.
È dunque questa la fine del Marvel Cinematic Universe? Ovviamente no. Al di là dei film già annunciati per l’anno corrente, è più che lecito pensare che molti eroi abbiano ancora delle avventure da affrontare, alcune delle quali intuibili dopo quest’ultimo capitolo: noi possiamo solo augurarci che saranno avvincenti al pari di quelle alle quali ci hanno abituato in questi ultimi anni, se non migliori. Riguardo Endgame e Infinity War, siamo sicuri invece che resteranno impressi nella storia del cinema come due importanti pietre miliari, un esempio per le produzioni future, ma anche dei film unici nel loro genere; il punto di arrivo di un percorso lungo che ci lascia decisamente soddisfatti.
Voto: 8
Lorenzo Giancana, 23 anni, è uno studente di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Palermo, fin da piccolo appassionato di scrittura, cinema, videogames e musica. Giovane attore e musicista per gli Eco, partecipa attivamente al collettivo Strummula delle Idee e degli Artisti, nello spettacolo e nelle attività giornalistiche.
Cesare Caccetta, 18 anni, abita a Palermo e frequenta il Liceo linguistico G. A. De Cosmi, appassionato di lunga data di videogames, cinema, recitazione, musica e scrittura.
Musicista per i ¡Jai-Ho! e attore presso il collettivo Strummula delle Idee e degli Artisti, attivamente presente nella comunità e realtà artistica.

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