Spyridon Marinatos – L’uomo di Atlantide. Una riflessione sul libro di Mario La Ferla. Di Enrico Palumbo

fresco-Akrotiri

Secondo l’archeologo greco Christos Doumas, questo affresco rappresenterebbe un viaggio compiuto dagli abitanti di Akrotiri a Lipari, quasi quattro millenni fa.

Di Enrico Palumbo, 6 giugno 2019

Mario La Ferla, L’uomo di Atlantide – Vita, morte e misteri dell’Archeologo di Santorini, Viterbo 2003.

Ho deciso di acquistare e leggere questo libro principalmente per due motivi: il primo è la passione che nutro per il mondo antico, ed in particolare per le civiltà egee, di cui il sito di Akrotiri nell’isola di Santorini costituisce un esempio ottimale, il secondo motivo è invece dettato dal mistero che aleggia attorno alla figura del suo scopritore, Spyridon Marinatos. Archeologo nativo di Lixouri, Cefalonia, fu docente di archeologia all’Università Capodistriana di Atene, e riscopritore (il sito infatti venne scavato per la prima volta alla fine dell’800 sotto gli auspici dell’Istituto archeologico Germanico di Atene) e direttore del sito di Akrotiri dal 1967 all’anno della sua morte in circostanze per l’appunto misteriose, il primo ottobre del 1974. Ma procediamo per ordine. Premetto che obiettivo dell’articolo non è soltanto commentare l’estremamente interessante libro di Mario La Ferla, ma anche rispolverare una questione che dopo quarantacinque anni, non ha ancora una soluzione chiara e plausibile. Mario la Ferla è un giornalista, per tanti anni inviato del settimanale “L’Espresso”, nel corso della sua attività si è occupato di mafia e di politica, intrighi economici e scandali finanziari, ha scritto inchieste sull’ascesa e la fine di Michele Sindona, su Tangentopoli, fino ad arrivare ad un’inchiesta sulla morte misteriosa dello scopritore delle rovine di Troia Heinrich Schliemann.

Il libro, di cui consiglio la lettura a tutti coloro che sono interessati alla Grecia in tutte le sua sfaccettature, ed agli appassionati di archeologia, e perchè no, di misteri ed intrighi politici.

Prima di addentrarci all’interno delle varie teorie che il giornalista espone per la morte di Spyridon Marinatos, è bene spendere alcune parole per presentare l’isola di Santorini e qualche cenno sulla sua storia. Santorini, il cui nome fu probabilmente dato dai Veneziani durante la loro dominazione in onore di Sant’Irene, è un’isola dell’Egeo meridionale, appartenente all’arcipelago delle Isole Cicladi, ha una superficie di 79 km², relativamente esigua, se consideriamo l‘importanza che l’isola ha avuto nella storia ed ha tutt’oggi, elevata quasi a simbolo della Grecia e dello stile Mediterraneo nel mondo. Meta turistica per eccellenza nel Mediterraneo, ogni estate è affollata da decine di navi da crociera e da migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo. E l’isola non perde il suo fascino neppure d’inverno: durante una mia visita a Gennaio di quest’anno, ho trovato con mia enorme sorpresa il volo pieno per la maggior parte di turisti, soprattutto dell’Estremo Oriente. Non avremmo ovviamente trovato così l’isola quel primo ottobre del 1974, quando il corpo senza vita di Marinatos fu rinvenuto sul selciato di via Telchines, l’arteria principale del sito di Akrotiri. Ma cosa si intende esattamente per Akrotiri? Akrotiri, conosciuta anche come “La Pompei dell’Egeo”, era un’antica città portuale risalente all’Età del Bronzo, che fu devastata dall’eruzione del vulcano di Thera nel 1627 a.C., data fissata dalle indagini geofisiche della spedizione internazionale del 2006. La città preistorica, si estendeva per una superficie ben più grande di quella che è possibile visitare oggi, si stima infatti che soltanto il 5% di tutta la superficie dell’antica città sia stata scavata. L’importanza del sito, oltre a costituire un esempio di città dell’Età del Bronzo egregiamente conservata, è costituita dall’alto grado di evoluzione che la civiltà che la abitò (fortemente influenzata dalla contemporanea civiltà minoica), raggiunse. Si pensi che gran parte delle abitazioni possedevano un secondo piano, erano presenti delle arcaiche ma funzionali toilette e addirittura era stato ideato un sistema di tubature che raggiungeva i piani più alti degli edifici, una soluzione che può essere considerata anche oggi all’avanguardia. Akrotiri prosperava grazie al commercio, che raggiungeva anche le coste dell’Egitto e della Siria, e forse l’isola di Lipari. Ma discutere di archeologia non è l’obiettivo di questo articolo, focalizziamoci dunque sull’evento cardine della vicenda, la morte di Marinatos.

map akrotiri

Faceva molto caldo quel primo ottobre del 1974, dovevano essere le 13.30 o le 14.00, fatto sta che alle 14.30 il nostro archeologo era già morto. Il sole splendeva quasi violentemente su Santorini, e l’aria sotto la tettoia, costruita per proteggere gli scavi dalle intemperie, doveva essere irrespirabile. Non c’era nessuno all’interno del sito, tutti gli operai scavatori, tutti i collaboratori che fino a quel momento l’avevano aiutato, non erano lì nell’ora fatale. Lascio alla narrazione completa ed esaustiva di La Ferla, i dettagli sulla vicenda, il fatto non sia stato ritrovato un certificato di morte che quantomeno accenni alle modalità del decesso, il fatto che ci furono alcuni testimoni oculari che videro una strana ferita sulla testa dello stimato archeologo, come assimilabile ad un’arma da fuoco, piuttosto che ad una ferita da caduta accidentale. Questo sembra infatti essere il bollettino “ufficiale”: caduta accidentale causata da un malore. Non è un fatto improbabile se consideriamo le circostanze: un uomo di settantatré anni, con un clima afoso reso ancora più ostile dalla “cappa di calore” che doveva svilupparsi sotto la tettoia, un carico di stress sicuramente non indifferente. Insomma, ci sono tutti gli elementi che potrebbero archiviare il caso come morte naturale causata magari da un collasso cardio-circolatorio, con conseguente caduta dal muretto in cemento in cui si trovava e morte repentina. Ma stranamente non fu mai eseguita un’autopsia sul corpo del professore, e il mistero si infittisce se consideriamo che il corpo fu seppellito in tutta fretta in un’intercapedine tra due muri di contenimento situata nella stanza numero 16 del palazzo DELTA all’interno del sito di Akrotiri e ricoperto di cemento, in modo tale da nascondere ogni traccia di uno degli uomini più importanti e noti in campo archeologico e soprattutto politico. Ed è qui che entriamo nel cuore del mistero, oltre ad essere un appassionato ed esperto archeologo, oltre che stimato e severo professore all’Università di Atene, chi altri era Spyridon Marinatos? Un uomo che, secondo i racconti di sua figlia Nanno Marinatos (che ha seguito le orme del padre, è infatti docente di archeologia all’Università dell’Illinois), declamava versi dell’Odissea su una terrazza a strapiombo sul mare nelle calde sere Egee, che porgeva alla figlia che gattonava tra le strade di Akrotiri, giocattoli improvvisati, costituiti da manufatti plasmati da chissà quale artigiano dell’Età del Bronzo. Un uomo sempre riservato nel privato, al punto da abitare in una casa nella periferia di Atene difficile da raggiungere persino per i tassisti più esperti. Ma Marinatos non era soltanto archeologia e famiglia, possiamo ben dirlo. Da direttore del piccolo museo di Heraklion nel 1929 (dove conobbe il celebre archeologo Sir Arthur Evans), passò ad essere professore di archeologia all’Università Capodistriana di Atene dal 1939 e nel 1967 ispettore generale delle Antichità Elleniche, nel 1971 presidente dell’Accademia di Atene, e ottenne inoltre diversi riconoscimenti internazionali, come la laurea honoris causa conferita dall’Università degli Studi di Palermo e la nomina a socio straniero dell’Accademia dei Lincei. Ma il vero lato oscuro del professore di Lixouri fu la lo schieramento e la collaborazione con il Regime dei Colonnelli, dittatura che tormentò la Grecia dal 1967 al 1974, e nella fattispecie strinse una pericolosa amicizia con il più spietato dei Colonnelli, Georgos Papadopoulos, pensando che da lui avrebbe potuto avere tutta la protezione per lo svolgersi degli scavi ad Akrotiri. Ma con il ritorno della democrazia nel paese, nel luglio del 1974, con Kostantinos Karamanlìs, le cose si sarebbero fatte più complesse, e il vecchio Marinatos, considerato un residuo del vecchio regime, sarebbe stato probabilmente epurato in fretta dal suo ruolo. Ma gli scavi continuarono, e Marinatos ebbe la fine che conosciamo. Il suo corpo dunque, rimase murato per 28 anni, finchè nel 2002 si venne a sapere che il corpo era stato trafugato e trasferito altrove. Dove o da chi non si sa, e probabilmente non si saprà mai. Se poi aggiungiamo che Marinatos era convinto che l’isola di Santorini fosse l’antica isola di Atlantide, smembrata e distrutta in seguito all’eruzione del suo vulcano, e tanto celebrata da Platone in alcuni dei suoi dialoghi, il mistero si infittisce, e assume connotazioni quasi metafisiche e occultistiche. Quali interessi avevano i numerosi ricercatori dell’occulto che visitarono Santorini negli anni degli scavi di Marinatos, come alcuni esponenti della CIA, appassionati di ufologia e di tecnologia extraterrestre o il padre del progetto spaziale Saturno, Werhner Von Braun. Visite assai improbabili ma realmente avvenute di personaggi che poco avevano a che fare con l’isola dei tramonti e degli affreschi preistorici. Il libro di La Ferla non offre, come è ovvio, soluzioni a questi misteri, ma quantomeno li mette in luce, li scuote dalle polveri del tempo e della dimenticanza, e ci ricorda che troppi misteri irrisolti aleggiano nella storia recente. Chi poteva parlare non ha parlato, chi potrebbe oggi parlare non vuole parlare. Perchè tanti misteri e silenzi sulla morte di Spyridon Marinatos. Anche se fosse stata la sua una semplice morte per cause naturali, perchè tanta fretta e tanta segretezza nel nascondere il corpo? Potrebbe essere forse uno dei tanti falsi misteri, alimentati dal fascino del luogo e dal timore reverenziale che incute il sito di Akrotiri, portato alla luce dopo tremilacinquecento anni, o forse è il personaggio di Marinatos ad incutere un tale mistero: un uomo così addentro in certe questioni politiche delicate, e così appassionato nelle sue ricerche, da credere fermamente che quell’isola era certamente l’antica Atlantide, e lui, soltanto lui l’avesse trovata.

Ma i retroscena, che non voglio anticipare, sia per non peccare di prolissità, sia per non rovinare il piacere della scoperta, sono tanti, e valgono la pena di essere presi in esame. Sicuramente questa vicenda vale la pena di essere rispolverata e finalmente chiarita. Darebbe forse un ulteriore impulso alla scoperta del sito, che ricordiamo essere stato scavato soltanto al 5% della superficie totale, e che aspetta soltanto di essere riportato alla luce, chissà quali altre meraviglie nasconde… affreschi, manufatti, e forse reperti contenenti scrittura, che potrebbero dirci molto sulla preistoria dell’Egeo e di tutto il Mediterraneo. Perchè il bello dell’archeologia, è che da uno scavo non si ottengono informazioni valide soltanto per il sito dove viene effettuata l’indagine, ma possiamo apprendere tanto sui collegamenti e sulle relazioni tra civiltà differenti e luoghi differenti.

Di reale e tangibile tuttavia, ci sono soltanto le rovine di Akrotiri, così misteriose, così affascinanti, milioni di turisti le hanno visitate da quando furono scoperte. Consiglio la visita se vi trovate sull’Isola. E quei turisti, perlopiù inconsapevoli del mistero che racchiude Akrotiri, hanno solcato quelle strade abbandonate, quelle vie che hanno emozionato e agitato tante menti negli anni, fanatici scopritori, occultisti senza scrupoli, uomini dei serivizi segreti, politici spietati, ma soprattutto, la mente del suo riscopritore, Spyridon Marinatos, che un appellativo lo merita di certo, l’Uomo di Atlantide.

Grazie per la lettura, buona scoperta!

Ora in quest’isola Atlantide

v’era una grande e mirabile potenza regale,

che possedeva l’intera isola, e molte altre isole e parti del continente.

Inoltre di qua dallo stretto dominavano le regioni della Libia

fino all’Egitto e dall’Europa fino alla Tirrenia…

Ma nel tempo successivo, accaduti grandi terremoti e inondazioni,

nello spazio di un giorno e di una notte tremenda,

tutti i vostri guerrieri sprofondarono insieme dentro la terra,

e similmente scomparve l’isola Atlantide assorbita dal mare”

Platone, Timeo, 359 a.C.

FONTI

Christos Doumas, Thera: Pompei of the Ancient Aegean, Londra 1983.

Mario La Ferla, L’uomo di Atlantide – Vita, morte e misteri dell’archeologo di Santorini, Viterbo 2003.

Nanno Marinatos, Art and religion in ancient Thera, Athens 1984.

Charles Pellegrino, Il ritrovamento della vera Atlantide, Casale Monferrato 1998.

http://www.archiviostoricoeoliano.it/wiki/laffresco-di-santorini

https://www.ancient.eu/image/754/map-of-bronze-age-akrotiri/

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