Pinuocchio di Palazzolo: una favola nera. Articolo di Kevin Manuel Rubino

La mia esperienza nel Paese dei Balocchi di Palazzolo

Non mi piace scrivere recensioni: preferisco parlare di esperienze. Soprattutto quando queste sono profonde e ricche di passione. Questa che segue è la mia esperienza vissuta assistendo al Pinuocchio di Palazzolo allo Spazio Franco (un luogo molto affascinante).

Eppure bisogna fare qualche passo indietro, a questa primavera, quando io e alcuni amici con cui condividiamo la passione per il teatro – poveri noi – siamo andati ad assistere agli Spettri di Ibsen. Grandissimo testo di letteratura ricco di spunti di riflessione, un’importantissima pietra miliare del teatro di quegli anni. Tuttavia, Spettri di Ibsen ha messo seriamente in discussione le mie capacità di attenzione e di autocontrollo. Tre ore di una performance che non mi ha trasmesso alcunché, se non la costatazione della grandissima capacità tecnica degli attori, che ho molto apprezzato. Niente di più. Chiaramente la mia è una provocazione, perché Ibsen, Miller e tutti gli altri siedono al banchetto degli Dei del teatro e non lo metto in discussione, ma credo che certi testi, pur avendo un contenuto letterario di alto valore, mancano di energia e forza vitale. Su questo, secondo me, un autore e un regista devono insistere nel lavoro e domandarsi sempre: quello che sto facendo possiede energia? Contiene la scintilla che mantiene vivo il pubblico e non lo costringe a quella fastidiosa usanza, compulsiva e irrispettosa, di accendere il telefono durante una performance? Dipende anche dalle scelte, per carità: lunga vita a chi porta avanti la tradizione di questi autori, perché il teatro è anche questo, ma non è un teatro che fa per me. E badate – lo affermo senza paura – che da questo ragionamento esulano le tragedie greche: queste, infatti, parlano dell’uomo di ogni tempo; Ibsen&Co parlano dell’uomo di oggi, ovvero del loro tempo. Forse per questo le capiamo, le comprendiamo, ma spesso ci appaiono lontane. Noiose.

In tutto questo ragionamento, Pinuocchio che cosa c’entra? Alla fine dello spettacolo, tornando a casa e commentando lo spettacolo, ho pensato che Palazzolo è riuscito a tenermi col fiato sospeso, concentrato, emozionato per un’ora e trenta minuti. Ibsen neppure per venti minuti. Però basta parlare di Ibsen, parliamo pure di questo Pinuocchio, una grandissima opera teatrale.

Uno spazio circolare delimitato da una fila di luci, il pubblico è disposto a cerchio attorno alla scena, al cui interno vi sono già tre attori pronti ad iniziare l’avventura. Altri attori sono sparsi fra il pubblico. Ecco, è già rotto il classico e fastidioso legame del pubblico-attori, due entità che non devono entrare in contatto. In Pinuocchio si va oltre: il pubblico viene catturato, mentalmente e fisicamente, e costretto con la forza ad andare sulla scena. Qui viene insultato, maltrattato, legato, bendato (nessuno è tornato a casa con lividi, non fraintendetemi!). Alcune scene erano chiaramente pre-costruite, ma facevano ad ogni modo parte della messa in scena che fin dall’inizio dello spettacolo mette il pubblico in una posizione attiva all’interno della storia, una vicinanza che va oltre l’infrangimento classico della quarta parete: il pubblico è parte della scenografia, il pubblico è in movimento, il pubblico recita. Una scelta che ha funzionato e che mi ha fatto sudare. Ho sudato più per la paura-emozione di essere coinvolto sulla scena piuttosto che per il caldo afoso e asfissiante. Se non è anche questa una forma di catarsi, ditemi cosa può esserlo. E chissà se quella frase ripetuta più volte, «il pubblico non deve essere toccato» (o qualcosa del genere, non avevo mica un registratore!), era una provocazione rivolta alla maniera classica di fare teatro. Dal punto di vista tecnico, Pinuocchio non ha difetti: tutto funziona perfettamente, dalla scenografia ai costumi, dai movimenti alle musiche. Un’esperienza coinvolgente per tutti i sensi. Come qualsiasi spettacolo teatrale dovrebbe essere. Per questo inserisco Pinuocchio al secondo posto nella mia personale classifica di spettacoli teatrali. A titolo informativo, al primo posto si trova Emma Dante con Bestie di Scena, anche se dopo Pinuocchio questo primo posto ha rischiato parecchio, ma vi è un legame affettivo forte con Bestie di Scena: forse per l’ottima persona che era accanto a me, forse perché lo spettacolo mi ha aperto un mondo. Ad ogni modo, sempre a titolo informativo, al penultimo posto vi è Ibsen, ma è una classifica sempre in aggiornamento…

Eppure Pinuocchio non è solo un capolavoro per le scelte di regia, ma anche per quanto concerne la scrittura.

Il paese dei Balocchi non è più quel luogo immaginario di peccati e di eccessi, dove i ragazzi si perdono fra giochi e feste, ma è lo specchio della nostra società, una società ormai allo sbando, quasi dispoticamente orwelliana. Difatti personaggi come il Grillo e la Fata Turchina sono crudeli e malvagi, mentre l’ingenuo Pinocchio è vittima di costoro, ovvero quelli che erano i personaggi positivi della favola di Collodi. Avviene una degenerazione, un capovolgimento: il paese dei Balocchi è un posto maledetto verso cui le nostre guide, che riteniamo positive, ci conducono. Dunque risultano delle guide maledette: Geppetto è un padre-padrone, la Fata Turchina alterna falsa bontà ad attimi di ferocia, il Grillo Parlante offre cattivi consigli. In un capovolgimento, come ho già scritto, quei personaggi collodiani che ci hanno sempre presentato come cattive guide diventano incredibilmente le vittime di questa società: il Gatto e la Volpe cercano di entrare ad ogni costo in questo Paese dei Balocchi che non li vuole, Lucignolo in realtà è un rivoluzionario che vorrebbe distruggere la società dei Balocchi. Personaggi perfettamente riusciti, ma il capolavoro di Palazzolo è rappresentato da un manipolo di sei personaggi, violenti, irrequieti e pittoreschi, figli della società dei Balocchi, che seviziano il povero Pinocchio… e il povero pubblico.

Pinuocchio è uno spettacolo prodigioso che trasmette un messaggio tristemente vero, cupo, sarcastico di una società quasi distopica, a cui tutti noi tendiamo fin dalla nascita, consapevolmente o inconsapevolmente. Come la società in cui viviamo, il Paese dei Balocchi è abitato da malvagi e ne è prova la conclusione, perfetta, dello spettacolo: i personaggi del Paese dei Balocchi puniscono il povero Lucignolo e gli ingenui Gatto e Volpe; in seguito, con versi animaleschi si rivolgono al pubblico, mentre le luci soffuse illuminano i loro feroci volti. Il viso di Vuegghi, interpretato da Angelo Grasso, illuminato soffusamente, sudato, con uno sguardo incattivito perso nel vuoto e pronto ad attaccare il pubblico indifeso, proprio davanti a me, cattura la mia mente e un brivido gelido si diffonde in tutto il mio corpo (se questa non è catarsi…). Lo sguardo di Vuegghi mi ha ricordato quello di Vincent D’Onofrio nella scena finale della prima parte di Full Metal Jacket, quando Joker si imbatte in Leonard Lawrence seduto in bagno e con la torcia illumina il volto di un uomo ormai incattivito, feroce, pazzo e pronto ad uccidere a causa di una cattiva guida, ovvero il sergente Hartman, che rappresenta una società degenerata così come la Fata Turchina, il Grillo e quei sei personaggi rappresentano il cupo e nero Paese dei Balocchi di Palazzolo.

Pinocchio rappresenta pertanto qualsiasi bambino/ragazzo dei nostri giorni che viene plasmato prima dalla famiglia e poi dalla società ad essere un individuo modello, senza imperfezioni, che è obbligato a superare l’esame di ammissione al Paese dei Balocchi, affinché possa iniziare a far parte del meccanismo terribilmente perfetto della società moderna, una società che rifiuta il diverso (e non solo il diverso inteso come migrante, ma qualsiasi diverso… oserei dire eversivo) e che desidera accogliere solamente gente perfetta. Senza però tener conto dei sentimenti e dell’indole di ciascuno di noi. Gente terribilmente perfetta e uguale che possa essere inserita nel muro che la società sta creando… All in all you’re just another brick in the wall.  

Dunque, spiegatemi bene, cercando di convincermi: che cosa ha Spettri di Ibsen in più rispetto a Pinuocchio di Palazzolo?

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