Il solstizio d’estate come passaggio e rinascita – Di Isabella Leto

 

Solstizio… solstizio, che strana parola. Non la usiamo spesso, quasi mai a dire la verità. Beh, perché dovremmo quando in fondo abbiamo una visione delle stagioni tutta nostra? È inverno quando è autunno, la primavera dura più o meno tre giorni e poi è subito estate sino a quando non siamo costretti a rimettere i maglioni e siamo di nuovo in inverno, saltando la stazione dell’autunno. Non ci accorgiamo quando una stagione finisce e quando ne inizia un’altra. Forse neanche ce ne importa così tanto in verità. A meno che non si tratti dell’estate. Quella la bramiamo tutto l’anno. “Quando arriva l’estate?!” è la frase che più spesso ci capita di dire, soprattutto di fronte a settimane di pioggia e vento. Non vediamo l’ora di staccare dalla solita routine ed immergerci in tutte le distrazioni che l’estate porta con sé. Ci aspettano il mare, le nottate in spiaggia, i falò, le gite… la libertà. Ma effettivamente l’estate quando arriva? Questo ci riporta al solstizio. Ogni anno entriamo in estate nel giorno del solstizio d’estate, che quest’anno cade proprio oggi, 21 giugno.
Ma cosa significa la parola solstizio? Letteralmente significa “sole fermo, stazionario”. Questa parola proviene dalla combinazione di due termini latini «sol» sole e «sistere» fermarsi. Tale termine in astronomia indica l’istante nel quale il Sole cessa di alzarsi sopra l’equatore celeste e pare si fermi per poi riabbassarsi, per cui si ha la sua massima altezza nell’emisfero nord, e la minima nell’emisfero sud, con riferimento al solstizio d’estate mentre indica l’istante nel quale il Sole cessa di scendere rispetto all’equatore celeste e pare si fermi per poi iniziare il moto di avvicinamento all’equatore stesso, per cui si ha la sua minima altezza nell’emisfero nord e la massima nell’emisfero sud se parliamo del solstizio d’inverno. Ciò significa che rispettivamente il solstizio d’estate e quello d’inverno rappresentano i giorni più lungo e più corto di tutto l’anno.
Ma è solo questo il solstizio d’estate? Ovviamente no. L’importanza culturale di questo fenomeno è grandissima. Questo giorno è stato protagonista di numerosissimi riti, celebrazioni, feste.
Dunque tocca chiederci qual è il significato di questo giorno? E cosa significa per noi oggi?
In tutto il mondo per secoli questo giorno è stato celebrato e continua ad essere celebrato.
Il solstizio d’estate è da sempre stato considerato il simbolo una rinascita, un nuovo inizio. Ricolleghiamo questo giorno alla fertilità, alla ricchezza, all’abbondanza. È stato visto come il trionfo della luce sulle tenebre, dal momento che cade nel giorno più lungo dell’anno. È il passaggio nell’oscurità e dal buio invernale alla luce e al calore estivo. Rappresentava l’abbandono delle rigide temperature per avviarsi a più favorevoli condizioni per il raccolto: svariati sono i riti propiziatori a proposito del ciclo agricolo.
È un giorno, nel quale si credeva si concentrassero la maggior parte delle energie positive e per questo motivo era protagonista di riti magici. È il giorno in cui i contorni si sfumano, diventano nebbiosi e le barriere si abbattono: il momento in cui razionale e irrazionale si incontrano, comunicano fra di loro. Infatti è un giorno dal doppio volto, dedicato innegabilmente al Sole simbolo della luce, della chiarezza ma allo stesso tempo in questo giorno entriamo nel segno del Cancro, un segno d’acqua fortemente instabile dominato dalla Luna simbolo di mistero e regina delle ombre. Da questa natura bifronte del solstizio d’estate nascono alcune delle dicotomie che ci sono familiari: Luce e Ombra, Sole e Luna, Fuoco e Acqua. Tutti questi accoppiamenti portano però ad una situazione di equilibrio nella quale convergono le energie positive delle “ley lines”, le linee energetiche che solcano il nostro pianeta. Grazie a questa condizione favorevole la notte del solstizio d’estate è una notte di grande importanza: vengono raccolte erbe che avranno non solo funzioni curative ma soprattutto divinatorie, vengono accesi falò con lo scopo di allontanare le forze oscure.
I Celti la notte del solstizio accendevano dei grandi falò così da scacciare gli spiriti maligni e ne usavano poi le ceneri rimanenti come talismani. Tradizioni pressoché uguali possiamo ritrovarle anche in Finlandia, dove si accendono falò attorno ai quali si balla al fine di trovare l’amore e proprio al tal fine le ragazze mettevano sette fiori sotto il cuscino affinché in sogno apparisse loro l’uomo a cui sarebbero andate in sposa.
Alcuni miti celtici e nordici ci narrano dell’eterna lotta fra il Re della Quercia e il Re dell’Agrifoglio, figure che simboleggiano le due metà dell’anno, il primo quella nella quale la luce vince sulle tenebre e il secondo la metà nel quale il buio supera la luce. Il combattimento finiva con uno dei due Re caduti in battaglia, a seconda del periodo dell’anno. Ma il Re una volta caduto sarebbe risorto il successivo anno per continuare la lotta che aveva lo scopo di mantenere gli equilibri del mondo.
Accanto alle divinità maschili stava la figura di una divinità femminile la quale rimane estranea alle battaglie ma sempre presente. Le divinità dei miti riguardanti il solstizio d’estate sono molte e tutte legate alla luna, infatti si dice che in questo periodo i culti della dea Diana in particolare entrassero in fermento.
I falò in Spagna hanno invece un significato completamente diverso: essi simboleggiano la purificazione e per questo motivo vengono alimentati da vecchi libri.
Per i Greci quel giorno era considerato la “Porta degli Uomini” in contrapposizione alla “Porta degli Dei”, la quale cadeva nel giorno del solstizio d’inverno. La porta degli Uomini è considerata un rito di iniziazione, di entrata nella manifestazione individuale dell’uomo. Le porte rappresentavano una sorta di comunicazione fra la dimensione umana assoggettata alle regole dello spazio e del tempo e la più alta dimensione divina caratterizzata dalla mancanza di spazio e di tempo.  Parlando di porte… i Romani festeggiavano il dio Giano, il dio guardiano delle soglie e dei passaggi. Perché proprio il dio Giano? Il solstizio poteva essere visto anche come un passaggio. Infatti accanto alle più ottimiste visioni di questo giorno, vi è anche l’idea che il Sole, una volta raggiunto il suo culmine, entri in una lunga fase di declino che durerà tutta l’estate e l’autunno, periodo nel quale le giornate si accorciano progressivamente sino alla vittoria delle tenebre sulla luce, di nuovo.
Forse però la tradizione più interessante e che ancora ci coinvolge in qualche modo è quella di Stonehenge. Ogni anno migliaia di persone si recano nel complesso megalitico per festeggiare il solstizio d’estate facendo anche loro riti con il fuoco per scacciare gli spiriti maligni, le forze negative e le streghe. Il fuoco è l’elemento centrale, così come la luce. Il sito è uno dei più affascinanti e misteriosi esistenti al mondo, il nome significa “Pietre Sospese” (da “Stone” pietra e “Henge” il quale si rifà all’antica radica del verbo “hang” sospendere). Ad accrescerne il fascino oltre che la sua innegabile imponenza è sicuramente la sua tradizione legata al ciclo arturiano. Infatti la leggenda narra che fu proprio Merlino a spostare i megaliti dall’Irlanda a seguito di una sanguinosa battaglia fra britannici e sassoni e che dentro al cerchio di pietre sia sepolto Uther Pendragon, padre di Re Artù. Il sito era inoltre considerato uno dei punti di concentrazione delle energie delle ley lines, mentre molti pensano ad esso come un rudimentale osservatorio astronomico caratteristica che ci riporta alle tradizioni delle civiltà precolombiane le quali avevano sviluppato un grande interesse nelle ricerche astronomiche a tal punto da costruire anche loro primitivi osservatori (El Caracol) ed elaborare complessi calendari.
Rinnovamento, prosperità, rinascita, purificazione, fertilità dunque sono tutti i significati che nel corso della storia sono stati attribuiti al solstizio d’estate e che sono arrivati in un modo o nell’altro a noi. Infatti per quanto possiamo essere inconsapevoli dell’effettivo passaggio delle stagioni o delle tradizioni ad esse collegate, siamo sempre orientati al cambiamento e alle speranze che queste portano con sé e nel caso dell’estate questi sentimenti si amplificano. Ancora oggi concepiamo l’estate come un passaggio, verso cosa probabilmente non lo sappiamo neanche ma speriamo che questo ci porti ad una nuova condizione, migliore e più luminosa della precedente. Viviamo la stagione estiva come un momento sospeso nella monotonia della vita quotidiana, la collezione di frammenti di mistero racchiusi nelle lunghe giornate che affrontiamo e che in qualche modo ci rinnovano. Ogni anno senza rendercene conto moriamo e rinasciamo in nuove forme durante i giorni dei solstizi e oggi è il giorno in cui inizia il passaggio verso il rinnovamento.
Isabella Leto, 20 anni, è una studentessa di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Palermo, sviluppa già nell’infanzia l’inclinazione verso le arti, in particolare la scrittura. Scrive dapprima poesie e poi piccoli racconti e nel 2014 pubblica alcuni dei suoi scritti nella collana Poeti e Poesia a cura della casa editrice Pagine. Appassionata di teatro entra a far parte del collettivo Strummula delle Idee e degli Artisti in qualità principalmente di attrice partecipando allo spettacolo Bacco, Venere e Acquasanta nel ruolo di Filomena. Di recente è entrata a far parte anche della redazione del collettivo contribuendo attivamente.

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