“Ma che ci vai a fare al Pride?” Articolo di Gianluca Lo Bianco

Ma che ci vai a fare al Pride? – Riflessioni sull’edizione 2019 del Palermo Pride.

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Se siete mai stati al Pride almeno una volta ve lo sarete sentito chiedere, che sia in maniera implicita o in maniera esplicita. Cercherò di darvi una risposta, dato che anche a me è stata posta, quest’anno, questa domanda.

Come da anni a questa parte, a fine Giugno si tiene una manifestazione che coinvolge migliaia e migliaia di persone nella nostra città, il Palermo Pride. Tuttavia, questa è stata davvero l’edizione dei record, in quanto si contano quasi 100.000 persone partecipanti alla parata in centro città ed oltre 5000 al concentramento presso i Cantieri culturali della Zisa in serata. Ma come mai questa manifestazione riscuote ogni anno tutto questo successo? Beh, vi dirò, non ero mai stato prima di questi anni al Pride e quindi potevo solo immaginare i motivi; dunque, mi sono deciso a partecipare attivamente all’edizione palermitana di quest’anno.

Come al solito bisogna partire dalla storia, quest’anno ricorrono i 50 anni dei moti di Stonewall, ossia i moti rivoluzionari che diedero vita ai movimenti di liberazione gay ma non solo. E’ un giorno cardine per tutti i diritti LGBTQ, ma più in generale per tutti i diritti civili ed è stato parecchio significativo che la manifestazione, tradizionalmente tenuta il sabato, si sia svolta proprio il 28 Giugno di venerdì, in occasione dell’anniversario dei moti. Cosa accadde precisamente in questa data? Un gruppo di omosessuali, transessuali, uomini e donne che frequentavano lo storico bar newyorkese “Stonewall Inn.” vennero repressi brutalmente dalla polizia a seguito delle loro proteste contro il clima oppressivo posto in essere dalle forze dell’ordine, molte di cui colluse con la malavita di New York (pensate che la polizia nel bar controllava quante persone indossassero indumenti dell’altro sesso e se avessero superato il numero di tre scattava l’arresto). La cosa straordinaria è stata la reazione, mai vista prima; infatti, un anno dopo, si tenne la prima “Parade Pride” ossia parata dell’orgoglio. Da lì, dopo gli USA, seguirono a ruota il Canada, il Regno Unito e molti altri paesi del mondo, in un clima che era quello delle lotte studentesche del ’68 e delle proteste contro la guerra nel Vietnam. La storia di Stonewall non è il passato, è un importante monito per il futuro. Ma anche per il presente: ad esempio, di recente, un importante paese africano ha dichiarato che l’omosessualità sia passibile della pena di morte. Ma, purtroppo, anche nel nostro Paese si sentono periodicamente notizie di violenza per motivi legati all’orientamento sessuale.
Come vedete, Stonewall non è storia o lo è nella misura in cui indica la strada da seguire per il futuro.

Sapete, uno degli slogan che leggevo più spesso alla parata era “Marciamo perché non era previsto che sopravvivessimo”. La storia ci è da monito: guai a ritenere acquisiti diritti che domani potrebbero essere cancellati con un colpo di mano.

Ma torniamo al Pride di quest’anno. Se volete partecipare a questa manifestazione siete liberi di vestirvi, truccarvi, sistemarvi i capelli ecc… come vogliate. Beh, si potrebbe dire che anche nel quotidiano, in fin de conti, ci si veste come si vuole; ma allora dove sta la importanza di questa onda di libertà al Pride? La grande importanza sta nel fatto che non tutti sentono di poterlo fare liberamente; c’è chi teme il giudizio della società. Il Pride, invece, è per tutti uno spazio di libertà e accoglienza.
In effetti, a volte, la società inquadra in certi schemi comportamenti, modi di essere che non possono essere inquadrati in specifiche categorie. Siamo esseri umani e non potrà mai esserci un inquadramento perfetto tra ciò che siamo e ciò che gli altri ci riconoscono essere. Questa libertà fa sì che il Pride sia una marea di colori, radunati tutti nell’arcobaleno. La parata è composta da diversi carri dove figuravano associazioni da “Non una di meno” a “ANPI”, “Arcigay Palermo” e tante ma tante altre. Io una piccola menzione la vorrei fare, però, ai trenini arcobaleno.

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Cosa sono i trenini arcobaleno? Sono dei piccoli vagoni trainati da una piccola locomotiva dove si trovano le famiglie arcobaleno partecipanti alla parata. Ora, credetemi, vedere quei volti felici dei bimbi e dei loro genitori scalda il cuore e viene da chiedersi in nome di quale morale si osteggino così tanto in Italia le famiglie arcobaleno.
Altra cosa molto bella a cui lego la mia esperienza al Pride è stato vedere la partecipazione della città che non era attivamente partecipe dentro la parata. Uomini e donne di tutte le età che guardavano con interesse e curiosità la manifestazione. Sapevo che la nostra città fosse una città aperta, ma non me l’aspettavo così tanto. Immaginavo che potessero vedere (soprattutto le vecchie generazioni) questa manifestazione come qualcosa di goliardico, eccessivamente clamoroso (e magari qualcuno continua a vederla così), non cogliendone il vero spirito. Ma essendo lì, dentro la parata, si percepiva che non eravamo soli, isolati e anomali; dai volti, dagli sguardi, dagli incitamenti si aveva la sensazione che l’intera città, oltre che guardarti con interesse, era lì con te, fianco a fianco.
Il momento identificativo della giornata era la parata, ma il clou è stato la sera, quando sono saliti sul palco i successori dei ragazzi e delle ragazze di Stonewall. Parlo di gente come Vanni Piccolo, un uomo che ha portato la sua energia, sebbene non sia ormai più un giovinetto, nel difendere le cause della comunità LGBTQ, parlo di molte testimonianze di chi ce l’ha fatta e rivendica con orgoglio la propria identità.

Ciò che però mi ha più colpito è stata la dedica a chi non c’era. La dedica è stata rivolta a chi è costretto, per fattori ambientali, sociali, culturali a reprimere la propria natura contro la propria volontà, a chi è costretto a simulare di essere qualcuno che non è, a chi teme il giudizio degli altri ed è costretto a mantenere il segreto, altrimenti andrebbe incontro a pregiudizi, a conseguenze spiacevoli e all’emarginazione. Chi è riuscito superare questi pregiudizi, questi timori, chi ha orgogliosamente affermato chi sia davvero, ha compiuto un atto di coraggio. L’augurio è che nel futuro affermare la propria identità non sia più un atto di coraggio, bensì un atto di orgoglio verso se’ stessi in primis. Siamo sulla strada giusta ma c’è tantissimo ancora da fare.
Viva l’amore, viva sempre, in qualsiasi manifestazione.

Grazie della lettura.

Gianluca Lo Bianco.

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