Harvester – Una parodia della vita.

Harvester : Una parodia della vita.

Di Roberto Todaro, 11 luglio 2019.

Harvest è a prima vista una fin troppo normale cittadina americana, popolata da fieri americani, cittadini modello, che si impegnano per tenere la propria città pulita, sicura, e soprattutto, patriottica. Ad Harvest puoi trovare tutto quello che ti aspetti; una piccola scuola, un barbiere, un ufficio postale, un parco, un cimitero, ed è abitata da maestri, casalinghe, postini e macellai.
Si avverte però nell’aria che qualcosa che non va, e sarà compito tuo, Steve, scoprire cosa.
Harvester è un’avventura grafica pubblicata nel 1996 per pc, nella quale ci ritroveremo nei panni dell’anonimo Steve, un giovane ragazzo colpito da amnesia. Nel pieno stile di tutti i classici punta e clicca possiamo interagire con quasi ogni oggetto che ci ritroveremo davanti, cliccandoci sopra, oppure provando a combinarlo con un altro oggetto nel nostro inventario, ed ascoltando l’eventuale commento del nostro protagonista. Possiamo anche parlare con ogni singola persona che troveremo attraverso un sistema di parole chiave, digitando una certa parola è possibile che il personaggio con il quale stiamo parlando possa darci informazioni utili, o possa arrabbiarsi, se gli viene detta la cosa sbagliata. Il gioco è ovviamente graficamente datato, ma utilizzava ai tempi la rivoluzionaria tecnica Full motion video, dove attori veri sono inseriti nel mondo virtuale del gioco. Questa tecnica, mista alle situazioni e alle immagini raccapriccianti che ci propone Harvester, si assicurano che non ci scorderemo molto presto del mondo in cui siamo appena entrati.

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Steve non ricorda nulla, non sa dove si trova ne quale sia il suo nome.
Si ritrova in una camera spoglia, con giusto una sedia e qualche scaffale a malapena riempito da pochi, vecchi e grigi libri. Confuso e disorientato, Steve scende lentamente le scale che trova subito fuori dalla camera e scopre un classico salotto anni 50 ben arredato, con tanto di televisione in bianco e nero, davanti alla quale c’è un ragazzino, pericolosamente vicino ad essa, che sta guardando un violentissimo programma, dove un cowboy spara, ridendo, a dei nativi americani. Subito accanto al salotto vi è la cucina, dove una signora di mezza età, con un lungo vestito giallo che urla ‘’vintage’’ da tutte le parti e con i capelli cotonati sta cucinando dai biscotti con delle gocce di cioccolato.
Steve inizia timidamente a parlare con la signora, dicendo di soffrire di amnesia e di non ricordarsi nemmeno quale sia il suo nome o dove si trova.
‘’Oh Steve, ti è sempre piaciuto scherzare’’ è l’unica risposta che riceve.
Steve insiste, dicendo di essere molto confuso, sperando di ottenere qualche informazione dalla signora, che sembrava conoscerlo. La donna si infastidisce, convinta del fatto che Steve stia solo scherzando e che le stia facendo perdere tempo, ma cede alle richieste, e fornisce, in modo molto poco gentile delle informazioni. Steve si trova nella città di Harvest, l’anno è il 1953, e a quanto pare, fra pochissimo ci sarà il suo matrimonio. Steve rimane sconvolto da quello che sente, lui non ha mai sentito parlare di questa città, sa bene di trovarsi negli anni 90 ed è certo di non stare per sposarsi.
Ancora più confuso, Steve decide esplorare la città di Harvest, e più persone incontra e più cose scopre riguardo alla città, più capisce di trovarsi in un mondo tanto familiare quanto alieno. I bambini portano con loro delle vere armi con le quali giocano, la macelleria locale che rifornisce tutta Harvest è piena di gatti, vivi o meno, le maestre picchiano a morte i loro alunni con dei righelli di legno se questi si permettono di parlare durante una lezione, e nonostante la città possa avere a malapena 100 abitanti, vi è un silos di missili nucleari in bella vista, sorvegliati da un singolo uomo, armato di fucile automatico, al quale mancano le gambe. A spaventare Steve non sono solo questi fenomeni, ma la naturalezza con la quale essi avvengono. Tutti sorridono e tutto va bene ad Harvest, secondo i suoi cittadini.

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Ci rendiamo conto quindi che questa non è una semplice cittadina americana, ma sembra esserne quasi una parodia, come se qualcuno l’avesse creata basandosi solo sugli stereotipi americani o sul così detto American Dream; tutti amano le armi, le donne cucinano e fanno figli, gli insegnanti puniscono fisicamente gli alunni indisciplinati, gli uomini vanno al lavoro, assicurandosi di portare la carne a tavola per la propria famiglia e non importa chi tu sia, puoi diventare chiunque e fare qualsiasi cosa.
E come si fa a diventare qualcuno ad Harvest?
Bisogna entrare nella Loggia.
O almeno questo è quello che tutti quanti sembrano ripetere incessantemente a Steve, e che lui stesso dovrebbe sbrigarsi ad entrarci se intende fare qualcosa della sua vita, e a quanto pare, non gli è rimasto molto tempo.
La piattezza di Steve come personaggio serve a farci immedesimare nella situazione, Steve rappresenta una persona qualunque che poteva finire in questa situazione, ciò ci permette di farci domande come ‘’Cosa farei io in questo caso? Come reagirei?’’
Il gioco infatti non ci costringe a fare le cose in un certo ordine, e ci da più volte la possibilità di sbagliare o semplicemente di non seguire un ordine o un consiglio.
Il gioco è scandito in giorni, sappiamo che se entro una settimana dal nostro arrivo ad Harvest se non saremo entrati nella Loggia, qualcosa di terribile accadrà, e scopriamo anche che per entrare nella suddetta Loggia dobbiamo fare delle cose.
Cose strane, cattive, cose che non capiamo.
Ci vengono affidati dei compiti dal guardiano presente davanti all’entrata della Loggia, compiti che vanno dal rigare la nuova macchina costosa di un povero anziano al dare fuoco ad un edificio, senza che ci venga mai detto il perché, ma solo che è l’unico per entrare nella Loggia. Possiamo scegliere di dire di no, di ignorare questi ordini e di ignorare la Loggia, possiamo scegliere di attaccare fisicamente chiunque all’interno del gioco, bambini compresi, ma ciò non ci porterà nulla di buono.
Quando le nostre decisioni possono portare a qualcosa di brutto, possiamo comunque scegliere di continuare sul nostro cammino, ma saremmo in grado di prendere tali decisioni anche sapendo che potrebbero far star male qualcuno a noi caro?
Steve infatti non è da solo in questa terra distopica, vi è un’altra persona che come lui soffre di amnesia e che crede che tutti in questa città siano pazzi. Questa persona è Stephanie, la ragazza con la quale Steve dovrebbe sposarsi fra poco tempo, la quale è bloccata in camera sua, nella sua casa a pochi passi da quella di Steve, messa in punizione dai suoi genitori, per essersi comportata male.
Sarebbe facile dire ‘’Io scapperei dalla città’’ ma saresti comunque in grado di farlo sapendo che stai lasciando qualcuno che, come te, è confuso, spaventato e indifeso?
Io no di certo.
A malincuore quindi, Steve decide di seguire gli ordini del guardiano della Loggia, per cercare di capire cosa sia successo, come abbia fatto ad arrivare qui, e come fare per tornare alla sua vecchia vita. Lascio a te scoprire la fine di Steve e Stephanie, che potrebbe essere anche la tua fine, se mai dovessi trovarti in una situazione simile.
Harvester mi ha lasciato impresse delle immagini che non scorderò molto facilmente, immagini grottesche, disgustose, raccapriccianti, e ci è riuscito senza aver bisogno di una tecnologia incredibilmente avanzata, senza la presenza di attori famosi o di un protagonista bello e forte, che sa dove si trova il male e dove si trova il bene.
Per quanto ne sappiamo, siamo noi i cattivi qui, siamo noi i pazzi, siamo noi quelli che si sentono in un luogo alieno e il gioco non perde occasione per metterci questi assurdi pensieri in testa, assicurandosi che dovunque noi guardiamo ci sia qualcosa di innaturale.
Harvester è un’esperienza che raccomando a chiunque sia alla ricerca di un’avventura a dir poco particolare e a chi non abbia paura di attraversare l’inferno pur di scoprire la verità.

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